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Evanescenza di un sorriso I cammini solitari diretti verso l’infinito hanno inizio nel mio vecchio cortile che si apre al verde delle colline circostanti. Resto immobile, come se mi trovassi dinanzi alla solita scena e vivessi il dubbio di un lungo sogno, all’interno di un disegno a matita, chiaroscuri e tenui tinte dell’adolescenza. Nella notte perdo e ritrovo tutto ciò che di terreno mi è rimasto. Addentrandomi nelle mie visioni, tra rincorse e giochi, ritrovo ragazzi protagonisti di tutta la scena, attori senza la propria identità, vittime di destini intrecciati eppur sconosciuti. Di essi intravedo le linee in bianco e nero, le espressioni dei visi e gli sguardi profondi come lo stesso pensiero celato. Di essi mi resta tutta la libertà di immaginarli al di fuori di questo confine. Nessuna storia li accomuna, nessuna guerra e nessuna realtà li ricollega alla vita. L’Evanescenza di un sorriso è quel che ho di un viaggio assorto tra le ombre di un cammino solitario, guardandomi attorno, incrociando lo sguardo con le figure del mio immaginario. L’Evanescenza di un sorriso è la descrizione di nomi e volti che hanno attraversato la mia mente, oltrepassando il mio pensiero fino a lambire la visione catapultata in un vecchio cortile. I ragazzi mi guardano, si lasciano guardare e non hanno voce e non mutano l’espressione del loro viso. Tutto come in una fotografia che si ferma ad aspettare il tempo per sottolineare la voglia di un ricordo. Tutto come la scena surreale di una notte dinanzi alla tregua del male. Ognuno di essi trattiene, come germoglio per una nuova esistenza, la propria istintività, custodendola ed ostentandola, quasi fosse l’unico mezzo di comunicazione rimasto in questo spazio senza dimensione e senza rumori. Hanno bisogno di quiete, hanno alle spalle un racconto breve, comunque intenso e suggeriscono chissà quale migliore ricordo, narrandomi di dolore, ma a volte anche di gioia; a volte di paure, e troppo spesso della voglia di voler essere ancora. Il mio occhio non è altro che l’obiettivo di una macchina fotografica che ruba gli istanti del loro passaggio nel cortile della mia adolescenza che si spande al verde delle colline circostanti. Mauro Montanaro |
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