| INTRODUZIONE a cura dell'autore
Con un bacio piccolissimo
con le labbra tue di zucchero
con un bacio piccolissimo
tu m'hai fatto innamorar
Metti una sera d'estate, metti una canzone ormai poco conosciuta, una canzone che t'invita a canticchiarla e ad unirti ad un gruppo improvvisato. Metti una piazza di un piccolo paese, metti dei personaggi in piazza, ma che dico . metti degli artisti in piazza, personaggi capaci d'improvvisare una jazz band quasi fosse un rituale gospel .
Metti una sera d'estate con tutta questa magica atmosfera: si attraverserà la notte, verrà l'alba, senza accorgerti del tempo che passa, senza curarti se qualcuno a casa ti sta aspettando e si sta preoccupando. Alla fine tutti ci avranno fatto l'abitudine. Quello che sto per narrare non è la mia storia, o la ricostruzione cronologica di storie accadute, bensì la poesia di un semplice attimo che sembrava non dovesse finire mai e invece è solo lì, immobile nella memoria di quanti l'hanno conservata ancora viva. Forse, troppa di questa memoria è laggiù, in fondo a via Orientale, dove da sempre sorge il cimitero e dove i veri protagonisti di questo suggestivo viaggio, riposano in una nostrana Spoon River .
Il viaggio, perché è così che mi piace chiamarlo, che sto per intraprendere sarà un modo per attraversare scenari, usando terminologie dialettali anche difficili da trascrivere, ingannando le lancette del tempo, riposizionandole talmente indietro fino a creare, nell'immaginazione più fantastica, la possibilità di rendere tangibili le sensazioni e riviverle, anche per una sola volta, con tutte quelle magiche sintonie.
Il sottotitolo avrebbe potuto far supporre che si tratti di un lavoro in dialetto; non lo è, anche se spesso dovrò far ricorso alle definizioni dialettali per udire le stesse, medesime sonorità, perché anche le parole più istintive, i nomignoli, abbiano un ruolo determinante. So bene che scrivere, narrare di personaggi ed accadimenti, non potrà mai rendere eloquente quanto realmente accaduto e, anche se sarà emozionante riflettersi davanti lo specchio del passato, sarà comunque un tempo che non tornerà più e sarà solo un'occasione per un autoscatto nella memoria, illusorio fino all'idea di rendere immortale ciò che è decisamente irripetibile.
Un paese si fonda su secoli di storia e nelle più eloquenti trascrizioni vengono citati personaggi illustri, eminenti rappresentanti e uomini dall'inconfutabile blasone. La mia piccola e saltellante narrazione, invece, è quella che mi ha visto più spettatore che attore di un'epoca che dagli anni sessanta si è srotolata fino sul finire degli ottanta, quando tutto era così diverso, soprattutto guardandola ora. Ed è guardandola da qui, dai tasti di questo computer, che appare ancora più anacronistica, distante ed alienata nelle forme, nella cultura, nel modo di vivere, nel modo di sapere. La mia piccola storia parla di uomini che di illustre avevano il sentimento, la spontaneità e chissà cos'altro, che se provassi a trovare un giusto aggettivo aggiungerei solo tanta semplicità.
Una piccola storia che si dipana dalla mia vita, quasi a spiarla, per sbirciare la mia stessa figura di ragazzo, ammaliato da ciò che è racchiuso nella più scontata vita di paese ; infervorato dal privilegio di aver conosciuto tante persone, con l'unico rimpianto di averle frequentate distrattamente; ma nessuno potrebbe farsene una colpa. La vita è questa, la vita ti passa addosso, ti scaraventa in avanti fino a portarti, in un giorno qualunque, a guardarti alle spalle per vedere quanta strada hai percorso. E sul cammino ti accorgi che ogni cosa attraversata ha rappresentato un'indicazione perchè è stato come l'aver calpestato un sentiero, stretto, tortuoso, comunque in salita, ma pieno di dettagli che qualsiasi memoria ne andrebbe fiera. La fantasia, forse, è questa: rivivere un solo momento del passato per capire che tutto ciò che siamo è l'evolversi, giorno dopo giorno, di quanto vissuto anche inconsapevolmente, fino a segnarti con un tatuaggio invisibile che porti addosso e nel quale tante persone hanno contribuito ad incidere un segno, affinché imparassimo la vita, affinché imparassimo a ripartire da ogni istante nella forza di questo immenso patrimonio di ricordi.
I fatti, probabilmente, sono quelli di tutti i paesi perché in ogni comune resta impressa l'immagine di quanti l'hanno abitata, ne resta vivo un modo di dire, un'abitudine o un proverbio e sarà così fino a quando una generazione non supererà un'altra e altre ancora si accavalleranno, fino a che nella mente ci sarà posto per trascrivere il passato. Per cui, addentrandomi nel viaggio a ritroso, partirei dalla mia infanzia e non per raccontarla, ma per inquadrare quel certo periodo e tentare, con la descrizione, di rievocarne quegli stessi sentori, quei suoni che ormai non si odono più, quei sapori o quelle sensazioni che solo ad occhi chiusi si possono ancora percepire.
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