Antonella (insegnante)
L’autore di questo libro sottolinea di non essere uno “scrittore di professione”, probabilmente è il suo modo per voler umilmente avvertire il lettore consigliando: “leggetemi, possibilmente senza grandi attese di artifici retorici e/o stilistici”.
Io sono convinta che a scrivere tecnicamente bene si può imparare, ma a suscitare emozioni attraverso ciò che si scrive non riesce sempre ed a tutti.
Essendo accanita lettrice di carta stampata devo riconoscere, purtroppo, che oggi molto di quello che viene stampato non sarebbe degno neppure di uscire dalle tipografie per quanto è vuoto, piatto, scontato e ripetitivo … in una parola, privo di ogni emozione.
Leggendo il libro di Mauro ho avvertito un trasporto che travalica gli accadimenti localistici al punto che, anche chi, come me, non è di Casalincontrada e non conosce uomini e fatti di cui l’autore parla, riesce ugualmente ad attingere emozioni e sensazioni valide al di là del tempo e dello spazio. Il contenuto di questo libro rimanda a spazi e tempi vissuti, pensati e riflettuti, un “bagaglio di esperienze” che possono solo arricchire chi li fruisce in un accostamento continuo di luci e di ombre a tratti velate del rimpianto per qualcosa “di puro e straordinario” che è passato ma che nel contempo ha lasciato una traccia indelebile nell’anima.
Il tuo scritto è nato dalla “voglia di capire il perché le cose cambiano” (cit. pag. 53)…. "in un modo così ampio e drastico nella cultura e nel costume” (cit. pag. 59) ed io penso che l’approccio è giusto perché solo ripercorrendo il nostro passato possiamo comprendere il presente ed ipotizzare un futuro.
Lo stile osserva l’andamento del ricordo che non è sempre cronologico ma ha, come dire, un andamento “bustrofedico” (come la scrittura paleo-sabellica) cioè non ha una direzione "fissa" ma procede in un senso poi va a ritroso nel senso opposto, secondo un procedimento "a nastro", con un andamento che ricorda quello dei solchi tracciati dall'aratro in un campo; va avanti e poi retrocede, si ferma e poi procede di nuovo.
L’autore prende per mano chi legge il quale si fa guidare senza avvertire la minima necessità di ricomporre un quadro esatto di date e di luoghi, in una sola parola, una cronologia esatta …e poi ogni tanto c’è la “Piazza” di “Casalincontrada” il luogo metaforico e reale da cui tutto parte e in cui tutto si ricompone, teatro di storie, personaggi e di qualche amaro ricordo.
Ho trovato straordinarie … tra le altre cose … alcune espressioni, quasi pennellate evocative onomatopeiche alla Martinetti tanto la loro sonorità quasi palpabile:
- le tende di plastica che FRUSCIAVANO…(cit. pag. 15)
- Italuccio EBBE IL GUIZZO di uno scherzo fantasioso (cit. pag. 51)
- L’autobus ARRANCAVA sulle curve della regione umbra (cit. pag. 61)
- Noi che avevamo SFOGLIATO l’Africa nell’ora di Geografia (cit. pag. 63)
Solo per riportarne alcune.
Mauro per me tu potrai anche non essere uno scrittore di professione ma in questo lavoro hai dimostrato di essere molto di più e cioè una persona che riesce ad esprimere e far condividere pienamente quello che sente … ora ti chiedo: Cosa dovrebbe fare di più uno che si professa “scrittore” se non questo?
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